Ma chi c’era nella torre?

admin
Di
8 minuti di lettura

Sotto il cielo di Ghilarza, solo uno stuolo di ex prebendati senza popolo e in astinenza da potere

Nella Torre c’erano due ex assessori dei trasporti e un ex assessore dell’urbanistica della regione, un ex Difensore Civico e un’ex Garante per l’Infanzia, figlia d’arte di un più volte Consigliere regionale e Assessore nonché moglie di un tre volte consigliere regionale, già consigliere comunale; un più volte ex ( Capo di Gabinetto, Consulente, Addetto ) negli uffici di Gabinetto della Giunta Regionale; un ex assessore provinciale di Nuoro, già Segretario e Presidente del Partito, già candidato “trombato” in un Collegio uninominale del Senato e via discorrendo in una lunga litania di ex prebendati d’oro dal Partito Sardo d’Azione. C’erano ex tesserati, vecchi volti e transfughi verso altri lidi che sembrerebbero ritornare: insomma una platea ridotta ma ad alta densità di confusione. Non era un’assemblea del Partito Sardo d’Azione, ma un incontro promosso da un’Associazione assolutamente diversa – e, per i toni usati, contrapposta e confliggente con la legittima rappresentanza del Partito. Un’Associazione che ha usato senza alcun titolo il simbolo ed il nome del Partito, pretendendo addirittura di definirne la linea politica e le strategie in una commistione di soggetti iscritti, non iscritti, già espulsi a suo tempo, aderenti ad altri partiti o addirittura candidati – per la tornata di amministrative del prossimo mese di giugno – in liste contrapposte a quelle ufficiali del PSd’Az.

L’età media non era certo quella dei rivoluzionari e nemmeno il reddito medio pro-capite se si fa il conto di quante indennità e vitalizi politici attuali e passati ci fossero in sala. L’unico grande assente: il consenso. Tutta gente che chiamata a candidarsi per sostenere il partito quando era necessario o si è sottratta con le motivazioni più fantasiose o, candidandosi, ha certificato – nel modo più democratico che esista – che non ha il consenso dei sardi né per rappresentarli nelle istituzioni né dentro il PSd’Az.

Questa sarebbe l’autoproclamata élite dell’ortodossia sardista che si dichiara moralmente e politicamente superiore, tanto da voler soverchiare il Partito ufficiale. Questi sono i metodi di chi – ben consapevole di non poter vincere in un contesto democratico di regole – cerca di gettarla in cagnara, come se volesse bucare il pallone prima che si giochi la partita. E allora nessun ragionamento politico, solo la demonizzazione di un capro espiatorio contro il quale scagliarsi tutti. Solo attacchi personali, perché si è interrotta la catena di distribuzione politica che aveva alimentato negli anni le ambizioni di tutti. Senza discutere della credibilità di chi si è candidato sotto le insegne di altri partiti, ha favorito e sostenuto le alleanze degli ultimi dieci anni, ottenendone anche incarichi e visibilità, ed oggi in un raptus di rinnovata verginità politica tratteggia il purismo dell’indipendentismo e tratteggia il perimetro di una ricomposizione di tutte le anime della diaspora sardista ed indipendentista, dimenticando però di avere una storia di ostinata avversità a questa prospettiva quando avevano la maggioranza e la guida del partito. Insomma un cocktail del più tradizionale opportunismo politico e dell’ipocrisia dell’oblio selettivo.

Una situazione che richiama la potente immagine di Søren Kierkegaard, che rappresenta il paradosso della ciurma che ammutinandosi mette al comando della nave il cuoco di bordo, così che il megafono del comandante non trasmette più ai passeggeri le parole che indicano la rotta, ma solo ciò che si mangerà domani.  Questa metafora rende bene la risposta a cosa succeda quando una comunità politica smette di pensare al proprio destino e si preoccupa solo del proprio comfort. Il “cuoco” rappresenta la distrazione, il piacere immediato e il materialismo. Quando chi dovrebbe guidare (le idee, i valori, la cultura) parla solo di bisogni primari e consumi, la nave viaggia alla deriva. La rotta è stata sacrificata in nome della pancia piena.

Assemblea di Forza Italia per la presentazione dei Consiglieri Regionali e degli altri iscritti usciti dal PSd’Az nel 2024 e transitati nelle fila dei berlusconiani (Cagliari, T-Hotel)

Ed invero traspare appieno da queste iniziative e dalle dichiarazioni ufficiali di alcuni dei loro organizzatori un rancore che niente a che vedere ha con la politica, ma rappresenta un fenomeno ben codificato scientificamente: l’astinenza dal potere genera reazioni scomposte. Non volendo darsi la risposta allo specchio su cosa abbiano fatto loro per conservare le posizioni che il Partito (meglio il Segretario che lo guidava, incidentalmente anche Presidente della regione) aveva consegnato loro, è più semplice – per il meccanismo psicologico della “proiezione” freudiana – individuare nel primo benefattore la causa della loro mancata conferma. Infatti, chi non riesce a confrontarsi con i propri limiti tende a esternalizzarli, riflettendoli nell’altro per sottrarsi alla consapevolezza di sé. Quindi, se il Segretario/Presidente si fosse fatto confermare alla guida della Regione loro avrebbero potuto mantenere il loro status. Ma siccome non c’è riuscito, diventa la causa della perdita che ora subiscono. Questo meccanismo è alla base del rancore e consente da un lato di spogliarsi delle proprie responsabilità e dall’altro di elidere in radice la riconoscenza per quanto ricevuto.

Questo è il nodo odierno: da un lato c’è un PSd’Az che torna a fare proposte sul piano politico e ragiona di rigenerazione autentica, partendo da elaborazioni culturali profonde che riscoprono in chiave attuale e di prospettiva le proprie radici. Un Partito che torna all’azione e al pragmatismo, stringendosi attorno al suo Segretario.

Dall’altra c’è un manipolo eterogeneo di ex prebendati in astinenza da potere, che hanno richiamato alle armi una consorteria di ex in vari settori della società, di attuali militanti in altri partiti, che secondo l’antico adagio del “togliti tu che mi ci metto io” vorrebbe impadronirsi del brand per rimettersi sul mercato…

Così chi è scappato, chi ha tradito quando c’era da serrare le fila, chi in anni di posti al sole non ha costruito niente di niente, né un consenso personale né la crescita del partito nel proprio territorio, oggi diventa in questa narrazione lunare un esule, un martire, un qualcuno che avrebbe maggiore titolo e diritto a dare patenti di sardismo rispetto a chi è rimasto sempre e si è speso senza risparmio per tenere alta la bandiera quando era più difficile.

Il PSd’Az, però, non è un albergo a ore e nessuno può pensare di avere le chiavi della porta girevole per entrare e uscire a seconda della convenienza o peggio per costituirlo in colonia a servizio di altre consorterie.

Tratto da: www.unionesarda.it del 9 settembre 2024
Condividi questo articolo
Nessun commento