SEZIONE DI BOSA-PLANARGIA
La Sezione Psd’Az di Bosa e della Planargia vuole offrire il proprio contributo alla discussione politica del Partito con questo documento che riprende valutazioni già sviluppate e presentate anche in tempi precedenti.
Sono ormai molti anni che si assiste ad una corsa sfrenata per cercare di emulare, se non, addirittura, a scavalcare il PSD’AZ sulle tematiche dell’indipendenza: un tema che ha rafforzato la sua capacità di fascinazione soprattutto negli esponenti di parti politiche tradizionalmente orientate verso forme di subalternità con lo Stato centrale.
Ci sembra di vivere il paradosso di una situazione che vede da un lato una classe politica affannarsi a perseguire continue e più svariate elaborazioni sulla indipendenza della Sardegna e sui modi attraverso i quali perseguirla, mentre, dall’altro, purtroppo con buona probabilità, la popolazione dell’Isola dimostra un tiepido anelito di affrancamento, forse ravvivato dai soli temi sulla economia di vantaggio.
Questo ci sembra un tema interessante da affrontare: da una parte le discussioni e le elaborazioni di tesi sulla possibile indipendenza della Sardegna e, dall’altra, un impoverimento delle azioni per coltivare e sviluppare nella gente di Sardegna una reale, forte, radicata volontà identitaria.
La sensazione comune è, oggi, che tutto sembra appiattirsi e omologarsi nel fenomeno del “globalismo”, sia in campo economico che in quello sociale; in questo modo ogni istanza identitaria rischia di apparire più come un sogno che una possibile realtà.
E questo nonostante che lo spirito identitario sia, indiscutibilmente, una necessità inconscia dalla quale sia l’individuo che l’insieme di individui e, quindi, la collettività, non possono prescindere pena l’impoverimento culturale e sociale, con la pericolosa deriva verso la “sudditanza” in ogni sua forma.
Di fronte a grandi pericoli, di fronte a grandi problemi, di fronte a grandi avvenimenti, in generale, di fronte a eventi eccezionali, un popolo può confrontarsi solo se dotato di solide basi e motivazioni che nascono proprio dal suo spirito identitario vissuto intimamente: una forte convinzione sui propri valori consente di affrontare qualsiasi sacrificio (crediamo che un fulgido esempio di questo sia il valore della Brigata Sassari nella Prima Guerra mondiale).
Riflettere e discutere sulla identità, come primo gradino da rafforzare verso l’indipendenza, e cercare i modi per tradurla in azioni sono una realtà imprescindibile per dare giustamente dignità e valore alla Sardegna.
Agli amministratori locali, alle associazioni culturali, a tutti quelli che in qualche modo sono assunti nelle nostre realtà come opinion leader, va chiesto di alimentare con impegno e militanza intellettuale e politica, forse anche con coraggio e anticonformismo, il processo verso una rafforzata identità dei territori della Sardegna, non già come offerta di luoghi comuni di sapore “disneyano” come purtroppo accade, ma come racconto quotidiano ed esperienza di ogni individuo.
L’Identità del Popolo Sardo si costruisce solo ed unicamente attraverso l’unione delle tante identità locali che arricchiscono, nella loro diversità, l’idea della Sardegna.
La Sezione del PSD’AZ di Bosa ha da sempre vissuto con attenzione ed entusiasmo questi temi, ma, in particolare, se ne è fatta chiara interprete durante i due mandati di Sindaco di Silvano Cadoni, già Presidente Nazionale del PSD’AZ.
Bosa, in quel periodo e grazie a scelte tempestive, è stato il comune che ha ottenuto nel 2000 il contributo più cospicuo in Sardegna, oltre 1,2 miliardi di lire sulla legge regionale per i Centri Storici grazie ai quali 40 edifici del quartiere intorno al Castello Malaspina sono stati completamente restaurati dai privati, contribuendo, complessivamente, al miglioramento dell’immagine complessiva che ancora oggi è diventata punto di forza per il turismo.
Bosa, in soli pochissimi mesi mentre anche grandi comuni allora annaspavano sui temi urbanistici, ha visto approvato dalla regione un Piano Urbanistico Comunale rivoluzionario per aver drasticamente ridotto tutti i volumi previsti dalla precedente amministrazione, per aver fatto una scelta di assoluta tutela e valorizzazione ambientalistica e paesaggistica nelle aree lungo la direttrice per Alghero, per aver privilegiato la centralità del centro Storico e del fiume Temo che lo attraversa, per aver creduto nella rivitalizzazione delle campagne attraverso la possibilità di piccoli volumi di supporto alle attività agricole.
Bosa ha cercato con il Sindaco Cadoni fino all’ultimo di salvaguardare l’esistenza delle tradizionali cave di trachite, ma purtroppo con la Regione fù una sconfitta e qui è proprio il caso di riprendere il tema dei valori identitari: la trachite è il materiale che tradizionalmente è stato utilizzato nel passato per creare le decorazioni architettoniche delle case del Centro Storico e, oggi, la mancanza di tali materiali ha come conseguenza l’utilizzo di pietre provenienti da altre zone.
Non differente sorte ha, purtroppo, sortito la battaglia a favore e tutela delle opere in ferro battuto che ornano i poggioli delle case ottocentesche del Corso Vittorio Emanuele, battaglia fatta sotto il continuo stimolo dell’eccezionale e bravissimo artigiano Gianfranco Sechi, già facente parte del Consiglio Nazionale del PSD’AZ e, purtroppo, recentemente prematuramente scomparso.
Se dovessimo parlare con ciascuno degli amministratori dei comuni della Sardegna, siamo sicuri che esempi di una mancanza di rispetto del valore identitario di un luogo possono essere trovati in numero continuo ed esagerato; dobbiamo purtroppo constatare che questa assenza di sensibilità è stata pericolosamente esercitata anche dalla stessa Regione!
Sezione P.S.d’Az. di Bosa-Planargia
