Celebrare i centocinque anni del Partito Sardo d’Azione non significa compiere un esercizio di stile o una sterile rievocazione nostalgica. Per il movimento giovanile, questa ricorrenza rappresenta l’assunzione di una responsabilità storica: riscoprire la carica rivoluzionaria che animò i padri fondatori. Spesso dimentichiamo che il Sardismo non nacque nelle segrete stanze della diplomazia, ma dal fango delle trincee e dall’impeto di una generazione di reduci che non aveva ancora compiuto trent’anni. Camillo Bellieni, a soli 28 anni, tracciava le linee di una dottrina che oggi definiremmo di estrema modernità; Emilio Lussu, a 30 anni, incarnava il braccio d’azione di un popolo che rifiutava il ruolo di comparsa nella storia d’Italia. Erano giovani che avevano visto il volto più crudo della realtà e che, tornando nell’Isola, scelsero di non rassegnarsi al clientelismo prefettizio. La loro giovinezza fu la garanzia della loro intransigenza.
Oggi, essere Giovani Sardisti significa recuperare quell’intransigenza. Non siamo semplici eredi di un patrimonio immobile, ma i motori di un’identità dinamica che deve rispondere alle sfide della globalizzazione, dello spopolamento e della crisi della rappresentanza. Il nostro sardismo è l’unico anticorpo efficace contro l’omologazione culturale che rischia di trasformare la nostra Natzione in una periferia senza anima.
Il ruolo nelle istituzioni
La presenza dei Giovani Sardisti all’interno delle assemblee elettive non rappresenta una mera concessione di rappresentanza generazionale, bensì l’affermazione di un metodo di governo fondato sulla preparazione tecnica e sulla fedeltà ai valori del Partito. In questi ultimi anni, il movimento ha saputo esprimere figure capaci di tradurre il sentimento identitario in azione amministrativa concreta. Un esempio di rilievo è costituito dall’esperienza nel Consiglio Comunale di Cagliari durante la consiliatura 2019-2024, dove la consigliera Antonella Scarfò ha saputo presidiare le istanze del Partito nel capoluogo regionale. Allo stesso modo, la continuità della nostra azione giovanile nelle istituzioni trova oggi un punto di riferimento fondamentale nel Medio Campidano, grazie all’impegno del consigliere comunale di Villacidro Michele Piras. Queste esperienze non sono traguardi individuali, ma vittorie collettive di un gruppo che sostiene i valori del Partito nelle più svariate maniere, mettendo le proprie competenze a disposizione della comunità.
La militanza sul territorio
Tuttavia, il vigore del nostro movimento non si esaurisce – e non deve esaurirsi -esclusivamente nel numero di seggi occupati. È fuori dalle istituzioni, tra le strade e i circoli, che il radicamento territoriale dei Giovani Sardisti manifesta la sua forza più autentica. La nostra militanza attiva si distingue per un sostegno incondizionato alla linea politica nazionale, sapendo però declinare il messaggio sardista in chiave di solidarietà e di supporto diretto al popolo.
Il modello di riferimento è quello di una politica che torna a essere “servizio”. L’esperienza della segreteria giovanile di Capoterra ne è una testimonianza esemplare: attraverso l’organizzazione di attività benefiche come i “Carrelli Solidali”, la militanza è uscita dai confini del dibattito teorico per farsi soccorso concreto. Questa iniziativa, diventata negli anni una vera e propria tradizione, dimostra come il Sardismo possa e debba essere il primo baluardo contro le nuove povertà e l’isolamento sociale. Radicarsi nel territorio significa questo: non limitarsi a chiedere il consenso in campagna elettorale, ma costruire una rete di mutuo soccorso tra sardi che renda il Partito un punto di riferimento umano prima ancora che politico. È in questo spazio extra-istituzionale che formiamo i quadri del futuro, insegnando loro che non esiste sovranità politica senza una profonda giustizia sociale.
La dimensione internazionale
Il Sardismo del XXI secolo non può e non deve essere un’ideologia del ripiegamento. Se l’obiettivo è la difesa reale della nostra terra, è necessario abitare i luoghi in cui si decidono le sorti del mondo, portando la specificità identitaria sarda come valore aggiunto e non come limite geografico. In questa direzione, il movimento giovanile ha dimostrato di saper guardare oltre il mare, partecipando attivamente ai grandi dibattiti della nostra epoca.
Un momento di particolare rilievo in questo percorso di crescita internazionale è stato rappresentato dalla partecipazione di Michele Porcu, coordinatore dei Giovani Sardisti di Capoterra, alla delegazione italiana del Y7 (Youth 7) a Roma, nel maggio 2024. Presso la prestigiosa sede del Palazzo FAO, il simbolo dei Quattro Mori è stato protagonista nei lavori preparatori del G7, riaffermando che la “Questione Sarda” è parte integrante delle grandi transizioni mondiali. Il contributo sardo si è focalizzato sulle aree tematiche cruciali del summit: dalla sostenibilità ambientale all’innovazione digitale, dalle nuove competenze nel mondo del lavoro fino all’inclusione sociale. Questa esperienza dimostra che i Giovani Sardisti sono interlocutori preparati, capaci di riportare nell’Isola visioni globali per impedire che la Sardegna resti esclusa dai grandi flussi dell’innovazione.
Conclusioni e visione
A centocinque anni dalla fondazione del Partito Sardo d’Azione, il movimento giovanile si conferma un organismo vivo, pensante e operativo. La nostra analisi dimostra l’esistenza di una “via sarda” alla politica giovanile: una via che sa stare nelle istituzioni con competenza, che sa stare tra la gente con il mutuo soccorso e che sa parlare il linguaggio della diplomazia internazionale.
Tuttavia, questo potenziale necessita di essere costantemente alimentato. Al Segretario Nazionale e alla dirigenza chiediamo di trasformare questo anniversario in un nuovo patto generazionale. Non cerchiamo spazi per concessione, ma strumenti concreti: una formazione politica permanente che prepari i futuri quadri e una maggiore integrazione dei giovani nei processi decisionali strategici del Partito. Siamo i custodi di 105 anni di battaglie, ma siamo soprattutto gli architetti dei prossimi cento. La nostra militanza è il giuramento che facciamo alla nostra terra: finché ci sarà un giovane sardista capace di studiare, lottare e sognare, la Sardegna non sarà mai una provincia rassegnata, ma una Nazione in cammino verso la sua piena autodeterminazione.
