Per un nuovo “Orgoglio sardista”

Giovanni Carlo Acciaro
7 minuti di lettura

Orgoglio Sardista. Non è uno slogan, non è neanche un modo di sintetizzare un programma politico. È, come gran parte di chi leggerà questo breve articolo, un legame profondo, il legame con la nostra terra, con la nostra storia, con la nostra gente. Per me è sempre stato così e ho avuto l’onore, tra i pochi nella storia del Partito Sardo d’Azione, di essere eletto al Parlamento italiano, esattamente in rappresentanza del nostro Partito, quel Partito Sardo d’azione che oggi festeggia 105 anni dalla sua costituzione, ancora una volta ad Oristano, nel Palazzo Scolopi che torna ad ospitarci.

Ma esiste una precisazione da formulare subito. Per molti anni, forse troppi, il nostro Partito che è il più vecchio e prestigioso movimento autonomista e federalista d’Europa, si è chiuso a riccio nel ricordo, nella memoria, nella sua storia e, forse, anche nella malinconia di un isolamento che era crescente.

Oggi se vogliamo, e lo vogliamo, voltare pagina, dobbiamo invece cercare e rivitalizzare nelle pagine di quella storia le tante azioni positive, le tante battaglie combattute e spesso vinte che si celano dietro all’orgoglio sardista.

Quando negli anni 90 sono stato eletto candidandomi insieme con gli altri Partiti federalisti ed autonomisti, in primis l’Union Valdotain, l’orgoglio sardista entrando a Montecitorio l’ho provato in tutta l’estensione del suo significato. E da allora e oggi ancora di più ho compreso che questo orgoglio ha un senso solo se il nostro Partito è in grado di rappresentare, difendere e combattere a difesa della nostra terra, del nostro popolo che ci ha dato fiducia e dei giovani che devono tornare a credere non nella politica, ma nell’interesse collettivo.

Mi piace qui, oggi, ricordare in questa ottica un episodio importante, i cui contenuti per altro rischiano di riproporsi.  Sono gli anni 92 e 93. Lo Stato ha deciso che i detenuti più pericolosi, quelli sottoposti al 41 bis debbano essere trasferiti all’Asinara. Il PSd’Az non solo si oppone a questa scelta favorendo e promuovendo (un merito che nessuno se non noi può attribuirsi) la nascita del Parco naturale, ma anche impedendo un effetto collaterale ancora più pericoloso. Grazie alla nostra opposizione la nave che avrebbe dovuto fungere da caserma per i carabinieri e le forze dell’ordine da dislocare all’Asinara, non troverà approdo e lo Stato accetterà la soluzione temporanea di far ospitare nel corso dell’inverno agenti e carabinieri negli alberghi di Stintino.

No. Non si trattò unicamente di promuovere un utilizzo delle strutture alberghiere in una stagione considerata morta, inventando una formula di destagionalizzazione turistica di cui in Sardegna si parla da troppo tempo. Fu una campagna mirata per evitare che, con l’arrivo delle famiglie dei detenuti, in gran parte famiglie di camorristi e di mafiosi, si favorisse una inclusione forzosa, ovvero la appropriazione della proprietà di alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali da parte di soggetti malavitosi pronti a utilizzare questi strumenti commerciali per avviare una florida attività di riciclaggio di proventi delle loro attività criminali.

La nostra battaglia non ha certo impedito che ciò avvenisse altrove, purtroppo anche in Sardegna, dove attività sospette e omertose si sono comunque radicate, ma ha certo vietato che l’area di Porto Torres, Stintino, l’Asinara e forse anche Alghero si trasformassero in una base operativa poi inespugnabile per attività criminali e per il riciclaggio. Tutto sarebbe iniziato, come accaduto altrove, con l’ospitalità di alcune famiglie nelle strutture alberghiere per poi espandere a macchia d’olio il controllo.

Quello fu un grande successo, ma come spesso accade a noi sardi e al Partito Sardo d’Azione, non apponemmo sui nostri petti nessuna medaglia. Avevamo difeso la nostra terra e tanto bastava.

Ma non era e non è così. Avremmo dovuto comunicarlo, avremmo dovuto farlo sapere alla nostra gente ma anche fuori dalla Sardegna perché l’orgoglio sfociasse, attraverso una comunicazione mirata, in rispetto degli altri nei nostri confronti.

Oggi siamo difronte a una fase di rigenerazione del Partito che ha tutte le caratteristiche di una “ripartenza”, e ciò deve avvenire rendendo conto a tutti quelli che hanno fiducia in noi, ma anche a chi poco conosce dell’azione quotidiana che il PSd’Az svolge, che non siamo un Partito di parole, bensì una comunità orientata al pragmatismo ed alla concretezza.

Ci siamo e continuiamo a batterci nel campo economico cercando di disegnare per la Sardegna un modello sostanzialmente differente da quello che ha visto lo sfruttamento indiscriminato di grandi aree dell’isola per una industrializzazione forzosa e forzata o per un utilizzo ai fini della difesa.

Ma per progettare un futuro concreto, abbia bisogno anche di uno sforzo culturale complessivo nel quale coinvolgere i nostri giovani liberandoli dall’obbligo coatto di migrare verso altri mondi in grado di garantire loro un futuro professionale e una crescita. La Sardegna merita di più e il PSd’AZ che stiamo delineando deve e può essere lo strumento per tornare ad attirare non solo consenso, ma condivisione, partecipazione a un progetto comune.

Abbia tutte le carte vincenti per farlo; abbiamo riorganizzato il Partito per essere più flessibili, per reagire immediatamente agli stimoli e alle opportunità, e la Sardegna ne ha tante, troppe, inesplorate, compresa quella di essere un referente culturale per le grandi isole del Mediterraneo. Il tutto con alla base due parole, che, ribadisco, non sono uno slogan “Orgoglio sardista”

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