Anno III – N. 1
Cagliari, 1 Maggio 1921
Amministrazione e Redazione: Via Porcile
La battaglia elettorale è incominciata.
Contro il blocco delle vecchie consorterie, tutte le forze libere della Sardegna rinnovellata si levano in armi.
Combattenti, alle urne!
RIPRESA
Questo foglio, sorto come voce della nuova coscienza plasmata dalla guerra nella gioventù sarda, riprende il suo posto di battaglia, con il suo antico programma di azione e di pensiero, che restano immutati.
In questo momento in cui la giovane Sardegna, attraverso un movimento che passerà alla storia, ha trovato finalmente la sua via, noi sentiamo che, a foggiare la nuova anima sarda, che si va lentamente ma sicuramente formando, la nostra voce non poteva e non può mancare.
Il nostro non è un foglio d’occasione, ripubblicato a nuovo per la circostanza; no, esso esce oggi in periodo elettorale ma non per motivi elettoralistici.
Noi abbiamo troppo chiara la coscienza di quello che dovrà essere e che sarà la Sardegna di domani, di quello che è il travaglio grandioso che l’agita e la tiene, di quella che è la sua volontà ferrea e ferma, e ci teniamo a che questo lievito di una Sardegna più libera e più grande che freme e si agita in fondo agli animi nostri, non sia confuso con una bassa speculazione elettorale.
In quest’ora di confusione e di transazioni, di passioni pavide, di appetiti sordidi, noi vogliamo, giovani avanguardisti del sardismo, essere chiari e schietti.
Le elezioni, siano esse amministrative o politiche, non sono per noi che un efficace mezzo di propaganda delle nostre idee, niente più. Il parlamentarismo italiano, per esperienza cinquantennale, è impotente a risolvere il problema sardo. Dodici deputati sardi sperduti in mezzo a più che cinquecento deputati italiani, non riusciranno mai ad imporsi all’attenzione delle masse. Il problema sardo dovrà quindi essere risolto dal popolo sardo. Non potrà essere risolto che dal popolo sardo in regime di piena autonomia.
Ecco il nostro fine. I nostri elettori diranno domani, chiunque essi siano, sappiano che l’avvenire di Sardegna non si matura tra i praticanti di Montecitorio, ma qui a nostro fianco, in questa dura vigilia di lavoro, su questo Solco dove noi portiamo a combattere le nostre battaglie per un migliore domani sardo.
La bandiera dei quattro mori, che noi abbiamo scelto oggi come simbolo di questa nostra promettente battaglia elettorale, dovrà in un prossimo avvenire sventolare, intrecciata col tricolore, su tutti gli edifizi pubblici di Sardegna, simbolo di un’era nuova per la martoriata isola nostra. E sarà nostro vanto e nostro orgoglio aver portato tutto il nostro contributo di fede e di energia a questo grande edificio della nuova libertà sarda. Compiano per questo tutti i combattenti sardi, tutti gli aderenti al Partito Sardo d’Azione il loro dovere e si serrino compatti intorno al nostro foglio. Vinceremo. Noi siamo la gioventù e la forza, e l’avvenire è fatalmente nostro.
Mai come oggi abbiamo sentito profonda tutta la bellezza fascinatrice della lotta politica: di quella lotta che è sacrificio e sacerdozio, passione e fede. Mai come oggi abbiamo avuto la sensazione che a noi, ultimi venuti nell’agone delle competizioni civili e già formidabilmente agguerriti per numero e per volontà, è offerta una missione di risurrezione e di verità.
La battaglia si è delineata in una sua ferrea fisionomia: da un lato l’oscuro e glaciale blocco giustificato in apparenza dal pericolo bolscevico che non esiste di fatto, spinto con il desiderio accorante di mantenere in perpetuo una dittatura immorale ed incivile; e dall’altro lato la fiamma viva della nostra giovinezza ardente, tenace, superba, che vuole conquistare l’avvenire superando ogni pastoia che uomini e cose le possono frapporre, la rinnovata volontà di Sardegna che lancia
il suo grido di guerra e di vittoria per i piani e per i monti, incontro al detrito di vecchiume che quaranta anni di prepotenza politica hanno accumulato su di noi.
Ancora una volta la bandiera gloriosa inquadrata in ferma disciplina di volere ed in ardente volontà di conquistare si erge al sole.
In alto la leviamo, combattenti di Sardegna, giovani di Sardegna, speranze di Sardegna! In alto nel sole, per le piazze popolose, per le campagne deserte, sugli stazzi, sui nuraghe di questa nostra vecchissima Isola che è tutta scossa da un fremito di rivolta. A noi, freschissime energie che abbiamo della giovinezza la felice intemperanza e la mirabile audacia, è commesso il compi-
to di sbaragliare il vecchiume nemico che tenta ancora una volta di rovinare le nostre contrade.
Ci accingiamo alla lotta con fermo cuore: se abbiamo commesso degli errori, ci saranno perdonati, se altri ne commetteremo ci saranno ancora perdonati giacché la nostra volontà non è fatta di ambizione ma di purezza; ed il nostro sogno non tende al dominio ma alla riabilitazione.
Francesco Cocco Ortu, despota neutralista, ci sta innanzi con le sue falangi malferme: noi gli contrapponiamo l’ardore della nuova primavera di Sardegna ed il tumulto del nostro pensiero di rinnovamento. Vinceremo. Perché vincere bisogna, per le nuove fortune dell’Isola così come abbiamo vinto per le nuove fortune d’Italia.
Lista dei Combattenti e Partito Sardo d’Azione
Adami Candido
Angioni Mauro
Cao Umberto
Costa Augusto
Gabriel Gavino
Lussu Emilio
Marras Agostino Angelo
Mastino Pietro
Orano Paolo
Paglietti Nicola
Puggioni Luigi Battista
Senes Agostino
