Editoriale

Alberto Contu
10 minuti di lettura
“Il Solco” è l’anima del PSdAz.
Ne ha preceduto cronologicamente la nascita ufficiale.
Nelle varie epoche, ha svolto un ruolo essenziale nel dar voce a un partito scomodo.
Ha rappresentato per i militanti un punto identitario di riferimento.
La sua storia travagliata ha un andamento ciclico: in ogni congiuntura storica di rottura, il periodico sardista ha ripreso vita, cambiato pelle, formato, stile, ma ha continuato ad essere la voce dei sardisti.
Dopo tanti anni di silenzio, “Il Solco” riprende le pubblicazioni.
Lo fa con sobrietà, e proprio il 17 aprile, che segna una data memorabile non solo per il PSdAz, ma per la storia della Sardegna.
Chi vive in prima persona gli eventi storici della contemporaneità spesso non si rende conto di far parte di qualche importante svolta storica.
La nuova stagione del periodico sardista si apre, e non a caso, in un crinale storico caratterizzato da profondi cambiamenti epocali, la cui portata sarà meglio valutata nei prossimi decenni.
Ciò significa che il sardismo è chiamato a grandi sfide, e a confrontare il proprio armamentario culturale, politico e ideologico con i cambiamenti strutturali in atto.
“Il Solco” darà voce a questi fermenti.
Oggi, come in passato, il periodico dovrà contribuire a una nuova fase costituente, nel senso più largo del termine.
Come negli anni della Consulta e dell’Assemblea Costituente (quando il PSdAz si fece unico protagonista di una vera riforma in senso federale), e come al principio degli anni Novanta (quando i sardisti intrapresero un dialogo complesso con la Lega Nord di Umberto Bossi sul tema della riforma federale), anche oggi si apre una fase costituente di portata globale.
Del resto, i grandi temi geopolitici, la stagione delle riforme annunciate, e la necessità di fare chiarezza sulla nuova collocazione del PSdz, rappresentano sfide di grande portata.
Occorrerà, oggi più che in passato, interrogarsi sulle ragioni della permanenza dei partiti etnoregionali nei nuovi scenari globali.
Sarà necessario, oggi più che in passato, verificare il senso e la portata delle classiche battaglie sardiste (dall’attualità dell’indipendenza declinata in senso federale, sino ai temi scottanti dell’energia, dei trasporti, della pace).
Resterà ancora da studiare, e più che in passato, se i problemi storici della Questione Sarda abbiano bisogno di altre declinazioni, nuovi approcci, diverse parole d’ordine.
Dentro e fuori il PSdAz si avverte l’urgenza di un dibattito profondo, aperto e franco con tutte le forze politiche, culturali e sociali.
“Il Solco” ambisce, nella consapevolezza dei limiti della forma-periodico, a stimolare nuove discussioni, proporre un confronto dialettico dentro il partito, offrire alla base sardista uno strumento critico per orizzontarsi nella babele dei linguaggi.
Come è sempre accaduto, i periodici sardisti hanno sempre gettato un ponte fra la tradizione nobilitante delle radici, e le ragioni mobilitanti della prassi politica; tra la riaffermazione dei valori filosofico-politici inderogabili e la necessità politica delle mediazioni e delle alleanze programmatiche; fra le aspettative della Nazione Sarda e i condizionamenti dei contesti globali.
“Il Solco” ritorna per significare che la lunga storia del PSdAz, dopo aver superato la soglia psicologica dei cento anni, è una storia fondamentalmente unitaria e riconoscibile.
Il sardismo viene da lontano, e anzi da lontanissimo.
Nonostante le traversie storiche, i picchi e le cadute, le straordinarie elaborazioni e le notevoli sconfitte, il PSdAz si è mantenuto fedele agli ideali di fondo.
La Questione Sarda, definita con formula fulminante da Giovanni Battista Tuveri, il filosofo federalista antesignano e padre putativo del sardismo, oggi si declina in forme nuove e per alcuni versi inedite.
Grazie ai fondamentali contributi e influenze del neosardismo, oggi il PSdAz può tranquillamente declinare l’intuizione tuveriana secondo le nuove categorie etnopolitiche della Questione Nazionale Sarda, espressione coniata dal grande politico e archeologo visionario Giovanni Lilliu.
In un bilancio provvisorio, possiamo dire che il PSdAz ha saputo mantenere il valore aggiunto della diversità, senza confonderla con i suoi necessariamente variabili contenuti storici.
Ogni periodico deve ruspondere alle sollecitazioni del presente.
Non v’è posto per inutili nostalgie, né per velleitari disconoscimenti della nostra storia, spesso formulati da chi rema contro la diversità irriducibile del sardismo.
“Il Solco” si farà interprete, oggi come allora, di tener vivo il valore emblematico di tutte le fasi della storia sardista, senza cesure immotivate, senza il ricorso selettivo ala damnatio memoriae, senza alcuna paura di fare i conti, e di comprendere a fondo, i nodi più controversi e il ruolo dei suoi vari protagonisti.
“Il Solco” è espressione del PSdAz inteso come partito etnofederale regionale.
Nell’ottica del più moderno etnicismo declinato su scala internazionale, il PSdAz rivendica il diritto di proporre o di vagliare alleanze programmatiche orientate alla migliore gestione politica dei valori sardisti fondamentali.
Per questi motivi, e nella consapevolezza che si tratta di scelte sempre criticabili, ma razionalmente procedibili, “Il Solco” darà voce e spazio a tutte le voci.
Le regole democratiche di un periodico politico sardista sono sempre state assai semplici.
Non ci sarà posto per censure preventive, o per posizioni preconcette irrispettose delle regole del dialogo documentato.
In casa sardista, il pluralismo delle opinioni ha sempre costituito un validissimo elemento di approfondimento di temi e concetti complessi.
Il confronto onesto e costruttivo è indispensabile di fronte a temi controversi sui quali nessuno può ambire di possedere la verità.
Oggi più che mai il sardismo non ha bisogno di slogan, ma piuttosto di posizioni documentate e di ragioni motivate.
Non a caso, la svolta mitopoietica portata a compimento con il XXXV Congresso sardista, è la risultante dinamica del riconoscimento ufficiale e consapevole di ciò che i classici del sardismo avevano ben intuìto: il PSdAz è l’unico legatario della storia di lunga durata e delle sue costanti che collegano idealmente e organicamente le radici ancestrali con il nuovo pensiero politico della Modernità.
Esiste un raccordo essenziale tra il riconoscimento delle radici etniche di lunga durata, l’uso politico dei complessi elementi etnosimbolici, e la proposta politica che unifica il concetto di Nazione Sarda al sentimento della nazionalità.
Tutto ciò è coerente con la natura profonda del PSdAz e del sentimento sardista, che nasce e si sviluppa nel quadro di una ricchezza di elaborazioni e di proposte che non hanno eguali negli altri partiti e negli altri movimenti politici.
Ogni generazione ha il dovere di portare un contributo calato nelle sempre diverse logiche della temporalità storica, con spirito pragmatico e idealità sempre cariche di sentimento per la Nazione Sarda.
La forza del sardismo, che ha reso il PSdAz la forza politica più longeva d’Europa, è sempre stata la capacità di antivedere i nodi storico-politici essenziali, e di elaborare una prospettiva politica all’altezza delle sfide.
“Il Solco” si impegna a registrare, e ove possibile, ad antivedere, gli snodi storici che il sardismo ha l’onere di affrontare, alla luce della sempre attualissima Questione Nazionale Sarda.
Naturalmente, alla luce dei decennali tentativi di normalizzare il sardismo e di omologarne l’ideologia dentro il calderone autonomistico, “Il Solco” svilupperà i propri contributi alla luce di alcuni punti fermi.
Il PSdAz, infatti, di caratterizza per i seguenti elementi costitutivi, riaffermati anche negli ultimi Congressi:


  1. è partito etnoregionale, come tale non collocabile nei poli artificiali;
  2. è partito etnofederalista, come tale non riducibile all’alveo dipendentistico dell’autonomismo;
  3. è fondato su una Mitopoiesi di lunga durata, arricchita da altri referenti etnosimbolici moderni e contemporanei;
  4. difende e valorizza l’intera sua storia, e i relativi protagonisti delle varie epoche, come parte integrante del progetto sardista nella sua continuità ideale e plurale;
  5. è il partito della Nazione Sarda nel quadro dei processi di integrazione sovranazionale.
E mai come in questa felice circostanza, Fortza Paris è l’emblema di due esigenze fondamentali: sentirsi sardisti (tutti uguali in quanto portatori di una tessera, di un’idea e di una passione), e agire insieme.
L’azionismo sarà ancora, come un secolo fa, la vera cartina di tornasole che distingue i movimenti parolai da quelli che, come il PSdAz, ambisce a condizionare gli eventi storico-politici.
Il Quarto Sardismo sarà l’emblema di una antica consapevolezza, che oggi rischia di essere, se possibile, ancora più attuale.

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