La Brigata “Sassari” tra mito e memoria

Alberto Monteverde
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Alberto Monteverde

Ricorre quest’anno il 110° anniversario della Frühjahrsoffensive, l'”Offensiva di primavera” scatenata dall’Imperiale e regio esercito austroungarico sul fronte italiano, lungo il settore dell’Altopiano dei Sette Comuni, passata alla storia con il termine di Strafexpedition o “Spedizione punitiva”, volta a punire l’Italia per aver disatteso la Triplice alleanza. Gli aspri combattimenti, dispiegatesi tra il 15 maggio e il 27 luglio 1916, videro protagonisti i fanti della Brigata “Sassari”, gesta e vicende rese immortali da Emilio Lussu nel suo “Un anno sull’Altipiano”.  Può dunque essere utile ripercorrerne la storia, costellata di innumerevoli atti d’eroismo, illuminati dall’amor di patria, con il pensiero sempre rivolto alla Sardegna lontana ma anche da un tributo di sangue tra i più alti d’Italia.

Le origini

Nel gennaio 1915 a Tempio Pausania si avviava la costituzione del 152° Reggimento Fanteria il quale, insieme al 151°, in formazione a Sinnai, avrebbe dato vita alla leggendaria Brigata “Sassari”. I quadri ed i complementi, subito avviati ad un primo ciclo addestrativo, erano stati tratti dal 45° e dal 46° Reggimento fanteria della Brigata “Reggio”, di stanza a Sassari e Cagliari.

Alla fine del luglio 1915, ricevute le bandiere di guerra, la “Sassari” poteva considerarsi pronta all’azione: in tutto 6000 uomini e 3 sezioni di mitragliatrici al comando del Generale Gabriele Berardi. Inquadrata nella III Armata, comandata dal Duca d’Aosta, la Brigata fu schierata lungo il settore che da San Martino del Carso correva fino al Monte San Michele.

Il battesimo del fuoco

Da giorni infuriava la 2ª Battaglia dell’Isonzo. Il 25 luglio i “Sassarini” scattavano all’assalto: ordine d’operazione numero 11, la conquista di “Bosco Cappuccio”. Dopo due giorni di accaniti combattimenti, al grido di “Viva la Sardegna”, i fanti conquistavano alla baionetta la posizione nemica.

Il 4 agosto, dopo 20 ore di accaniti assalti, i Sardi conquistavano l’imprendibile “Trincerone” di Bosco Cappuccio. Al termine del primo ciclo operativo, nonostante i successi conseguiti, il bilancio era salato: 387 caduti e 1956 feriti tra ufficiali e soldati.

Cadono le Trincee delle Frasche ed i Razzi

Dopo un periodo di riposo, ai primi di novembre la Brigata era nuovamente in linea. L’attendeva l’assalto ad un obbiettivo ritenuto imprendibile e contro il quale si erano infranti i precedenti reiterati assalti: le munitissime Trincee delle Frasche e dei Razzi.

La battaglia, preparata con cura, cominciava il 10 di quel mese e si protraeva in un susseguirsi di attacchi e contrattacchi, assalti all’arma bianca e furiosi corpo a corpo.

Nonostante la resistenza austriaca, il pomeriggio del 13 novembre la Trincea delle Frasche era espugnata dai fanti del 151° Fanteria agli ordini del Maggiore Emanuele Pugliese. Il giorno dopo, con un audace piano elaborato dal Maggiore Francesco Dessì Fulgheri, Comandante del III Battaglione del 152° Fanteria, cadeva anche la Trincea dei Razzi. L’episodio sarà ricordato anni dopo dal figlio, lo scrittore Giuseppe Dessì, nel dramma “La Trincea”.

Per questa eccezionale azione la “Sassari” fu menzionata nel bollettino del Comando Supremo diffuso il 15 novembre 1915: Gli intrepidi sardi della Brigata “Sassari” resistettero saldamente sulle posizioni e con ammirevole slancio espugnarono un altro importante trinceramento detto dei Razzi. Per la prima volta, nella storia del Regio Esercito, un’unità veniva espressamente citata in un comunicato ufficiale.  Nasceva così il mito della Brigata e di quelli che per gli austriaci saranno sempre die Reute Teufel i diavoli rossi, dal colore rosso delle mostrine. Poco dopo il comando Supremo disponeva il trasferimento alla “Sassari” di tutti i soldati sardi militanti in altri reparti, accentuando il carattere “etnico” della formazione.

Sino al maggio del 1916 la Brigata rimase sul Carso. L’attività in quei mesi fu contrassegnata dalle cosiddette spedizioni ardite, audaci sortite contro i trinceramenti austriaci, azioni assai spesso coronate da successo.

La Strafexpedition

Il 14 maggio gli austro-ungarici scatenavano una violenta offensiva sul fronte trentino: erano i giorni della Strafexpedition, la spedizione punitiva che puntava direttamente si Verona e Vicenza. La “Sassari” veniva trasferita con celerità, quindi schierata sull’altipiano di Asiago, epicentro dell’attacco.

L’8 giugno, dopo giorni di furiosi combattimenti, la battaglia cessava completamente: l’offensiva austro-ungarica era stata fermata. Il 16 giugno cominciava la controffensiva italiana. Sui Monti Fior e Castelgomberto, alle pendici del Monte Zebio, per oltre un anno la “Sassari” si dissanguerà nell’inutile tentativo di spezzare la resistenza austriaca. Monte Zebio cadrà solo dopo la battaglia di Vittorio Veneto. Un lungo, tragico sacrificio che Emilio Lussu racconterà nel suo Un anno sull’Altipiano.

La Bainsizza

Dall’altopiano di Asiago a quello della Bainsizza. Alla fine dell’agosto 1917 la “Sassari” era nuovamente in linea pronta a sostenere la grande offensiva voluta da Cadorna. All’alba del 15 settembre, i “Diavoli Rossi” scattavano all’attacco della Quote 895 e 862 conquistandole. Nel corso dei combattimenti il soldato Raimondo Scintu di Guasila riusciva a catturare 5 nemici, seguita poco dopo da quella di altri 40 austriaci attoniti, quindi, sebbene ferito, di un altro gruppo di ufficiali austriaci. Per il suo coraggio veniva decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare e promosso aiutante di battaglia. La popolare rivista La Domenica del Corriere, tra l’estate e l’autunno del 1917 gli dedicava ben due copertine realizzate da Achille Beltrame.

Caporetto

Alla fine di ottobre, al momento dell’attacco austro-tedesco tra Plezzo e Tolmino, la Brigata si trovava a riposo. Il 28 la “Sassari” cominciava il ripiegamento. Tra i pochi reparti con i ranghi in ordine, si prodigava per coprire la penosa marcia di ripiegamento delle truppe, raggiungendo le sponde del Piave.

Commovente il ricordo che la memorialistica e i Diari Storici della Brigata hanno lasciato del momento preciso del passaggio del fiume dei sassarini. Memorie e documenti ricordano come il 9 novembre la “Sassari” fosse finalmente in vista del Piave, non lontano dal ponte della Priula, l’ultimo ancora in piedi. Un reparto tuttavia mancava all’appello. Si trattava della retroguardia agli ordini del Capitano Giuseppe Musinu di Thiesi. Nonostante la gravissima situazione, si decideva di ritardare la distruzione del ponte e attendere. L’episodio è narrato con precisione da Leonardo Motzo, Comandante della compagnia d’assalto della “Sassari” che così descrive il drammatico momento: “Passa mezzogiorno, passa l’una ed ancora il battaglione non si vede. Finalmente, lontano, avanza una colonna. Sono i nostri! Sotto il fuoco nemico la colonna ondeggia, esita, si scompone. Finalmente imbocca il ponte: sottogola abbassato, passo cadenzato. Il comandante è in testa. Arrivato all’altezza del gruppo dei generali grida: Attenti a destra! Il battaglione rende gli onori! Commozione, lacrime, poi un grido irrefrenabile: Viva la Sardegna! viva l’Italia! Si trattava l’ultimo reparto italiano ad attraversare in perfetto ordine il Piave. Poco dopo un boato inghiottirà anche il ponte della Priula.

La Battaglia dei Tre Monti

Faceva assai freddo sull’Altipiano di Asiago quel Natale 1917. La “Sassari”, passata alle dipendenze della 33ª Divisione comandata dal Generale Carlo Sanna, il mitico Babbu Mannu, era nuovamente in linea. Nonostante la temperatura quasi polare, all’alba del 28 gennaio partecipava alla prima grande controffensiva italiana dai giorni di Caporetto. L’azione, alla quale concorrevano numerosi reparti, quali le Brigate “Liguria” e “Bisagno”, alpini, bersaglieri e squadre d’assalto era stata preparata con cura: bisognava assolutamente prendere il Monte Val Bella, il Col del Rosso ed il Col d’Echele.

Di primo mattino, al grido di Forza Paris! la “Sassari” scattava all’attacco. La Battaglia dei “Tre Monti” era cominciata.

Prendevano parte ai combattimenti anche i “ragazzi del ’99”, giovanissime reclute appena giunte dalla Sardegna, molte delle quali ancora recanti le mostrine del 45° Fanteria della Brigata “Reggio”.

 Furono necessari due giorni di assalti e contrassalti violentissimi per piegare la resistenza degli austro-ungarici. Al termine dei combattimenti, la Brigata ricevette finalmente il cambio in prima linea, destinazione Vicenza, per un meritato periodo di riposo. I soldati vi arrivarono il 3 febbraio, preceduti dalla fama per la smagliante vittoria conseguita. I vicentini, riversatisi per le strade, accolsero i soldati in un delirio di bandiere, applausi e al grido di Viva la Brigata Sassari! Le ragioni di tale entusiasmo erano più che giustificate, un insuccesso avrebbe significato l’invasione della città e forse, addirittura, il collasso definitivo dell’esercito.

La Battaglia del Solstizio

E vennero i giorni dei terribili combattimenti sulle sponde del Piave. Fra il 16 ed il 23 giugno da Osteria di Fossalta a Capodargine, da Croce a Case Gradenigo a Losson, i “Sassarini” furono impegnati in sanguinosi combattimenti, al prezzo di ingenti perdite. Tra i caduti, l’intellettuale nuorese Attilio Deffenu, Ufficiale addetto alla propaganda del 152° Reggimento, l’artista sassarese Vittorio Bellieni, anch’egli ufficiale del 152°, fratello di Camillo Bellieni, tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione e il Capitano abruzzese Tito Acerbo, in forza al 152°, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Vittorio Veneto

Nell’autunno del 1918 sul fronte italiano la guerra volgeva finalmente al termine.

Dopo un intenso fuoco di preparazione delle artiglierie, iniziato la notte tra il 23 ed il 24 ottobre, ad appena un anno dagli amari giorni di Caporetto, le fanterie italiane con il supporto di forze francesi e britanniche passavano il Piave, travolgendo, non senza difficoltà, le forze imperiali ormai allo stremo. 

Il 3 novembre i soldati italiani sbarcavano a Trieste, il tricolore sventolava finalmente sul Castello di San Giusto. Alle ore 15 del 4 novembre, cessavano le operazioni: l’Austria si era arresa. La guerra era finita anche per la Brigata “Sassari”.

1596 caduti, 8745 feriti, 2035 dispersi, ma anche due medaglie d’Oro alla bandiera di ciascuno dei suoi due reggimenti, 9 medaglie d’Oro e 405 d’Argento individuali, 5 citazioni sul bollettino del Comando Supremo. È questo il bilancio che riassume i tre anni di guerra della “Sassari”, simbolo delle fatiche e dei sacrifici sopportati da tutti i soldati sardi che combatterono nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Didascalie foto

Cartolina reggimentale della Brigata Sassari. (Museo Storico Militare della Sardegna)
01 – Il Comando della Brigata “Sassari” a Bosco Lancia nell’agosto 1915. (Museo Storico Brigata Sassari)
02 – Fanti del 152° Reggimento Fanteria della Brigata “Sassari” (Museo Storico Militare della Sardegna)
03 – 11 novembre 1915. “Sassarini” caduti sui reticolati della Trincea delle Frasche. (Arch. Fam. Graziani – Museo Storico della Brigata Sassari)
04 – La stampa nazionale dà conto dell’impresa dei Sardi sul Carso (Museo Storico Militare della Sardegna)
05 – Emilio Lussu, Alfredo Graziani e Maria Teresa Guerrato Nardini, “Madrina di guerra” della Brigata “Sassari”, in compagnia delle sue nipoti, fotografati nell’estate del 1917 sul poggiolo interno di Palazzo Nardini a Bassano (Arch. Nardini – Bassano)
06 – Una delle celebri copertine della Domenica del Corriere che l’illustratore Achille Beltrame dedicò alle figure dei fratelli Scintu (Museo Storico Militare della Sardegna)
07 – Un gruppo di “Sassarini” in posa per il fotografo prima di partire per il fronte. Indossano l’uniforme di panno grigioverde mod. 1909 e l’elmo d’acciaio modello Adrian (Museo Storico Militare della Sardegna)
08 – La “Sassari” entra a Vicenza acclamata dalla folla il 3 febbraio 1918 (Museo Storico Militare della Sardegna)
09 – Il Monumento alla Brigata “Sassari” eretto alla fine degli anni 30 a San Martino del Carso, poco lontano dalla Trincea delle “Frasche” (Museo Storico Militare della Sardegna)
10 – Ricordi della Brigata “Sassari” (Museo Storico Militare della Sardegna)
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