Il Partito sardo e il Partito italiano

Mario Carboni
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di Mario Carboni

Quando il Barone di Saint Remy, Filippo Guglielmo Pallavicino, nel 1720 sbarcò in Sardegna proveniente dalla Sicilia che era stata scambiata con la Sardegna, assegnata al Piemonte e sottratta ad un ultimo decennio di dominio austriaco, trovò  il popolo dell’isola  di sentimenti, lingua ufficiale, organizzazione e aspirazioni , spagnole.

“ Il clero e la maggioranza della nobiltà è totalmente devoto agli spagnoli”  scriveva a Torino al divenuto Re di Sardegna dopo essere stato per pochi anni Re di Sicilia, il piemontese Vittorio Amedeo II. Saint Remy, Vicerè di Sardegna, trovò a seguito di decenni di guerra di successione e sconvolgimenti di ogni tipo, i ceti dirigenti, il clero, la nobiltà e a seguire i commercianti soprattutto delle città, divisi in due partiti: il PARTITO SPAGNOLO e il PARTITO AUSTRIACO. Non esisteva il partito dei sardi, né di quelli parlanti la lingua sarda né di quelli parlanti la lingua spagnola o catalana che ancora abbondavano. Lo scopo principale del Saint Remy fu , non di favorire un partito oppure l’altro, impegnati da subito a chiedere incarichi, prebende ed onori al nuovo regime, ma di innestare ove possibile personale piemontese, che calava nell’isola come le cavallette per spolparla e dominarla, e soprattutto creare un terzo partito, il PARTITO ITALIANO agendo su vari piani Il primo fu quello di  introdurre la lingua italiana al posto della spagnola nell’uso generale e amministrativo e soprattutto insegnare in lingua italiana nelle scuole e negli studi superiori per gli ecclesiastici, funzionari e professionisti. Il secondo consistette nel concedere posti di lavoro, titoli nobiliari, prebende, incarichi, a coloro che  aderivano nei fatti al prima inesistente PARTITO ITALIANO e quindi filo piemontese e fedele alla dinastia dei Savoia. La nobiltà sarda non mostrò eccessiva resistenza anche perché i leader del PARTITO SPAGNOLO, il marchese di Laconi e del PARTITO AUSTRIACO il marchese di Villasor , si erano trasferiti in Spagna. Nei sette  anni di dominio del Vicerè Filippo Pallavicino di Saint Remy, al quale  con sfoggio di autocolonialismo è intitolato l’omonimo bastione nel Castello di Cagliari,   iniziò la nuova colonizzazione della Sardegna e il genocidio culturale e linguistico della natzione sarda, strappandola al centenario influsso iberico, per assimilarla alla nazione italiana ancora in fase di crescita solo culturale e con le caratteristiche in seguito più definite che conosciamo compiutamente solo oggi al termine di un processo che si compirà  successivamente  alla Fusione del 1848, con la cancellazione del Regno di Sardegna e la creazione nel 1861 del Regno d’Italia e  la nascita della Repubblica italiana della quale noi sardi siamo cittadini di natzionalità sarda. Scomparsi in meno di un secolo sia il PARTITO SPAGNOLO che quello AUSTRIACO è rimasto il PARTITO ITALIANO che in seguito pur riproducendo al suo interno le contraddizioni e le lotte per il potere o meglio per la divisione delle briciole del pasto colonialista fra i suoi maggiorenti sardi, ha sempre privilegiato gli interessi peninsulari e contribuito con zelo inusitato alla colonizzazione della nostra isola e soprattutto alla sua italianizzazione forzata. Solo con la nascita del PSdAz, voluta dai sopravvissuti al sacrificio dei contadini, pastori,operai, ufficiali subalterni, gettati nella fornace della Grande guerra e per questo coscienti di essere parte di un unico  corpo e con diritti collettivi di libertà politica, economica e spirituale,  per la prima volta nella storia moderna   è nato  in Sardegna il PARTITO SARDO, per rappresentare in ogni senso gli interessi elementari di libertà degli abitanti di questa isola,  in alternativa al PARTITO ITALIANO, sconfiggendolo più volte e soccombendo in altre occasioni, ma sempre vivo e pronto a fornire ad un fuoco più grande la sua fiammella di consapevolezza e creatività politica evolvendo da una prospettiva autonomistica e sempre federalista  a quella  indipendentistica verso la riconquista di una statualità sarda, regolata da un proprio Statuto di sovranità  e per gli Stati Uniti d’Europa. Le caratteristiche del Partito Sardo-PsdAz, sono state ben descritte in un articolo,  pubblicato il 30 novembre 1919 nella Voce dei combattenti a firma di Camillo Bellieni e che  dalla sua fondazione avvenuta ad Oristano il 17 aprile 1921 ne rappresentano quasi un Manifesto fondante, arricchito e innovato sino ai giorni nostri dopo 105 anni dalle generazioni di sardisti che si sono avvicendate nella loro applicazione e del quale  si possono riassumere  alcuni dei principali concetti costitutivi:

1) Rispondere alla necessità di contarsi di fronte agli altri partiti come mezzo di difesa politica e identitaria rispetto all’intromissione di elementi estranei per essere arbitri del proprio destino soprattutto in fasi elettorali,  dato che anche quando ritenuti pochi i sardisti  costituiscono una presenza radicata della quale bisogna tener conto in ogni contingenza politica.

2) Costituire in ogni paese un gruppo o sezione intitolata al Partito Sardo d’Azione con un Consiglio direttivo  al quale siano legati da obbedienza e rispetto tutti i soci della sezione.

3) Partito e non fascio o lega perché l’organizzazione deve avere un carattere ben fermo di movimento ben disciplinato ed una funzione storica, non determinata da particolari contingenze dell’ora  con un Comitato centrale che dia un indirizzo preciso a tutto il Movimento isolano.

4) Sardo perché se questa parola potrebbe apparire vaga, dato che  tutti gli abitanti dell’isola vivono sotto lo stesso cielo, deve rappresentare gli interessi della collettività sarda nella sua specificità identitaria.

5) D’azione per chiarire il carattere attivistico del Partito affinché  possa rappresentare tutte le energie intime dell’Isola in modo che essa possa fare da sé, quale organizzazione indipendente anche nei riguardi del sistema politico, partitico e del Governo centrale e con una sola voce possa rivendicare compiutamente i propri diritti.

6) Con il simbolo chiaro, non cedibile e non confondibile con altri costituito dalla quadrata bandiera di combattimento della Brigata Sassari con quattro mori bendati in campo bianco crociato di rosso e bordata di nero.

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