Viviamo una lunga e drammatica transizione all’Indipendenza col colonialismo italiano che ogni giorno s’inventa forme nuove di come spremere la Sardegna e assimilarla a una natzione estranea e negata la sottopone a un continuo e progressivo genocidio bianco naturalistico, economico, linguistico , culturale e identitario.
Il 28 aprile nella nostra barca ideale che dovrebbe traghettare meglio di allora fuori dalla nostra terra ogni oppressione economica, sociale linguistica e culturale, ogni negazione dei diritti civili e di libera audeterminazione indipendente e federale della natzione sarda, con ogni colonialista e compradore, dovremmo pensare di imbarcare prima di tutto ogni pulsione alla divisione e al fraticidio che impedisce a noi sardi di fare forza comune per liberarci.
Perché se non siamo liberi come sogniamo è solo colpa nostra.
Perché nessun popolo disunito si è mai liberato.
Perché nessun popolo che presenti i propri intellettuali divisi e a volte pavidi come quelli sardi si è mai liberato.
Perché nessun popolo con tanti intellettuali e quasi l’intero sistema informativo, formativo e universitario in favore dell’autocolonizzazione e della distruzione della propria storia, lingua e cultura si è mai potuto liberare.
Duole anche dire che mai come in Sardegna sia vero il detto che ci ricorda che la peggiore delle croci è quella costruita con il suo stesso legno.
Non si tratta di flebile autonomismo e neppure di cattivo autonomismo quello che é stato messo in scena nel nostro Parlamento regionale, importante conquista sardista se pur depotenziato dal testo ottriato del nostro Statuto speciale e castrato da cervellotiche e nemiche norme di attuazione dei pur ristretti poteri.
Siamo in presenza già da quel lontano 28 aprile di quel camaleontico “partito italiano” creato dal primo Viceré sabaudo Saint Remy, che nei secoli dopo essersi incarnito nel fascismo e nei due grandi partiti di massa che non cito perché defunti, dopo la Liberazione, hanno attuato sotto mentite spoglie autonomiste, una politica compradora e autocolonizzante, sia sul piano economico e fiscale che soprattutto linguistico e culturale teso all’ assimilazione forzata della Natzione sarda a quella straniera che ancora ci domina, distruggendo dopo la fallita petrolchimica la nostra natura fisica della bellissima Isola dalla quale traiamo la millenaria nostra identitá distinta con l’invasione di centinaia di giganteschi autogeneratori elettrici che come banderillas nel corpo ferito della Sardegna rapiranno energia elettrica per il continente lasciando spiccioli e futuri rottami e inquinamento permanente. Quest’anno hanno ipocritamente festeggiato una festa non loro, eredi del partito piemontese, sotto le nuove bandiere e simboli che sono stati partoriti per sopravvivere al tornado che ha eliminato le loro vere radici e simboli, al quale è sopravvissuto come sè stesso da 105 anni solo il glorioso Partito sardo d’Azione.

Come i due grandissimi partiti della croce e della falce e martello, che non cito perché defunti, a parole avversari di sangue ma in realtà cogestori della colonizzazione relubblicana della Sardegna alla maniera dei Ladri di Pisa, ieri proprio appena ieri , i loro eredi di maggioranza e d’opposizione nei fatti hanno realizzato concretamente un accordo che ha depotenziato il ruolo sardista nelle passate elezioni regionali per eliminare la trazione politica generale della seconda Presidenza sardista nella storia dell’Autonomia , per poi determinare fra i loro candidati al massimo incarico nell’Esecutivo da far scontrare in campagna elettorale ma rigorosamente facenti parte del “partito italiano”. La precedente maggioranza , che fu tale solo per il contributo programmatico, per il sorprendente e inatteso forte apporto in voti dovuto al traino del Presidente Solinas, data per scontata da parte di una dirigenza ingorda e arrogante una sua nuova vittoria é stata invece sconfitta ed ora marcisce in una opposizione senza nerbo, appeal politico e anima sardista.
L’attuale maggioranza invece che solo per il comportamento autodistruttivo della compagine avversa, é riuscita a far eleggere una Presidente che il PD aveva mandato allo sbaraglio, nel machiavellico ragionamento di poter dare le colpe di una probabile sconfitta ai 5 stelle, si ritrova a metá legislatura in una crisi interna cronica, frutto di un rapporto politico e culturale contronatura con partner incapaci di un minimo di capacità di governo con la sua punta d’iceberg caratterizzata da nullita evidenti e con un corpo sommerso totalmente privo di contenuti sardisti, aggravato da sntioccidentalismo, estremismo, antisemitismo e appoggio al terrorismo islamista internazionale.
Tuttavia la coscienza nazionale del popolo sardo cresce anno dopo anno e se anche fattori esterni lo consentiranno come in passato si aprirà, a fronte di una crisi internazionale e della quale quella italiana ne è parte e solo aggravata e più evidenziata da un post Pandemia, dalla prima vera guerra in Europa dopo la Pax Americana , una possibilità storica imperdibile per il recupero della nostra indipendenza, statualità federalista e libertà garantita da un Nuovo Statuto di sovranità.
Una cosa è certa: é solo questione di tempo, di una luga furata senza strappi violenti ma con prassi libertarie, elettorali e democratiche, durante e nele quali bisogna coltivare fede e cultura sardista da trasferire alle giovani generazioni come é stata trasferita a noi, ma li imbarcheremo una seconda volta ma per un’Europa federalista e piú libera.
Con l’augurio di poter festeggiare in un prossimo futuro il 28 aprile festa natzionale sarda, come pensato, proposto e realizzato dai suoi inventori sardisti nel primo anno di sua realizzazione e non nella maniera esangue, rituale e senza anima sardista come conseguenza della cogestione interna del camaleontico Partito italiano, con parti dei quali, nell’interesse esclusivo dei sardi è sempre aperta, con chi lo volesse, sondare senza pregiudiziali ideologiche ipotesi di collaborazione esclusivamente su basi programmatiche contenenti anche minimi , accettabili e caratterizzanti contenuti sardisti
Col plauso per alcune iniziative autonome di base che questo 28 aprile assieme all’iniziativa sardista a Porto Torres hanno tenuto alta la bandiera della Natzione sarda.
Fortza paris
