Editoriale

Christian Solinas
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Nella tradizione ancestrale “il solco” rappresenta un simbolo di fertilità e rinascita, l’esito di un rito profano che aprendo la terra secondo cicli naturali ne favorisce l’unione col cielo ed assume la sacralità di generare nuova vita. Nelle civiltà rurali, il solco tracciato dall’aratro richiama la fatica del lavoro, confortata dalla speranza di un raccolto. Le spighe che ondeggiano nei campi carezzate dal vento sono plasticamente il risultato e il premio di questa fatica. Si potrebbe affermare che l’icona del solco celebri in qualche modo l’azione trasformatrice dell’uomo sulla natura.

Nel 1919 il Movimento dei Combattenti reduci scelse di intitolare il proprio giornale “Il Solco”, innestandolo nella temperie della stampa autonomistica dell’epoca – rappresentata da testate quali “Il Popolo Sardo” o “La Voce dei combattenti” – con un piglio decisamente più azionista e dichiaratamente orientato alla realizzazione di un nuovo status ordinamentale per la Sardegna nonché di un nuovo assetto economico-sociale.

Una giovane generazione di valorosi reduci assunse il nuovo giornale come strumento di battaglia politica e di diffusione degli ideali e dei valori combattentistici e sardisti per il riscatto e la rinascita dell’Isola, contemperando le ragioni della proprietà terriera con l’esigenza delle grandi masse rurali, affamate da secoli di sfruttamento feudale e coloniale, di integrarsi in un circuito virtuoso di produzione in grado di generare ricchezza e valore nell’ottica di una più equa distribuzione del benessere: Camillo Bellieni, Emilio Lussu, Davide Cova, Mauro Angioni, Luigi Oggiano, Francesco Fancello sono soltanto alcuni dei più attivi  animatori di questa fase, che consente al messaggio sardista di entrare prepotentemente nel dibattito politico del tempo. E di conquistare anche buona parte della piccola borghesia cittadina.

Il Solco diviene ben presto un crocevia di elaborazioni culturali e programmatiche di assoluta avanguardia più che un giornale di cronaca; il luogo nel quale l’ideologia sardista si forgia e si consolida, anche nel confronto più appassionato tra tesi che – seppure confliggenti in taluni casi – restano sempre ispirate ad un comune e profondo afflato per le migliori sorti della Nazione Sarda.

Nell’imminenza delle prime elezioni post-belliche, che si sarebbero tenute il 16 novembre 1919 per la prima volta con un sistema proporzionale e con un sostanziale ampliamento del diritto di voto a tutti gli uomini maggiorenni, inclusi gli analfabeti, ed ai minorenni che avevano combattuto in guerra, Il Solco diviene anche un formidabile mezzo di propaganda, capillarmente diffuso grazie al radicamento territoriale dell’Associazione dei Combattenti.

Nella storia successiva, il foglio sardista conosce alterne vicende sia per alcune congiunture finanziarie sia per ragioni politico-istituzionali, fino a quando la redazione cagliaritana viene distrutta dai fascisti nel 1926 e le pubblicazioni ufficiali cessano per un lungo periodo.

Nel marzo del 1945 il Solco riprende vita a Sassari, stampato dalla L.I.S., e raggiunge una tiratura di 6.000 copie sotto la direzione di Luigi Battista Puggioni, che scrive editoriali di altissimo profilo politico e intellettuale come “Non tradire” e “Forza Paris”. Nella redazione si distingue specialmente Bartolomeo Sotgiu, che firma i pezzi “Può la Sardegna bastare a sé stessa?” e “Le sirene autonomistiche”, mentre emergono i contributi di Pietro Melis (“Esigenze autonomistiche dei partiti sardi”), di Gonario Pinna (“La Regione e il vasto mondo. Che cosa è la «Sardamare»”) e di Filiberto Farci (“L’antesignano dell’autonomia”).

L’anno successivo la sede del giornale torna a Cagliari, nel Corso Vittorio Emanuele, e si succedono alla direzione Titino Melis e Anselmo Contu. Fino al 26 maggio 1949, Il Solco ospita ancora nelle sue colonne contributi preziosi come quelli di Margherita Bellieni (“Perché costituiamo le sezioni femminili”), Pietro Mastino (“Nel solco”), Cesare Pintus (“Il Comune, la Regione e lo Stato”), Emilio Lussu (“Chiarimenti sulla piccola, media e grande proprietà”; “Lotta politica e dignità democratica”), Felice Solinas (“Democratizzare la scuola”; “Per l’autonomia del Partito”), Eligio Carcangiu (“Zona Franca”) ed ancora Gonario Pinna (“Ceti medi e funzione del Partito”), Bruno Zevi (“Per lo sviluppo dell’Isola, necessità del piano regionale”) e Angelo Chironi (“Finanze e Tributi nello Stato autonomistico”).

Da qui si interrompe la regolare pubblicazione, che riprende soltanto in particolari momenti come sul finire degli anni ’50 del secolo scorso in concomitanza dell’accordo con il Movimento Comunità di Adriano Olivetti o nel periodo del “vento sardista”. Da oltre trent’anni il PSd’Az è rimasto privo in maniera strutturata e organica della sua voce, dell’agorà ideale dei suoi militanti e intellettuali, di un luogo di elaborazione in grado di dare anche le chiavi di lettura alla complessità del presente e l’orizzonte a cui guarda il sardismo nel terzo millennio.

Come Segretario Nazionale ho voluto fortemente riallacciare i fili di questa storia e restituire alla Comunità politica e culturale del Partito il suo più formidabile strumento di testimonianza e di proposta, in un momento nel quale siamo alle porte o stiamo già vivendo una stagione di grandi aspettative e speranze rivolte a restituirgli un ruolo centrale e propulsivo nella società sarda.

Per noi sardisti IL SOLCO è più di un’eredità preziosa, indica un verso al nostro agire. Rappresenta la traccia e l’orizzonte verso il quale sviluppare un cammino che viene da lontano e guarda ancora oltre.

Oggi ho l’onore e l’emozione di presentarvi la ripresa delle pubblicazioni de Il Solco con questa edizione, che sposa la modernità divenendo un sito on-line attivo quotidianamente e che avrà uno sviluppo cartaceo semestrale nel quale confluiranno i pezzi più significativi del periodo di riferimento. Il primo numero è volutamente distante dalla cronaca politica e dall’attualità, che vi troveranno spazio a partire da domani, con un invito alle sezioni, agli iscritti ed agli intellettuali ad inviare i propri contributi dal territorio o su tematiche d’interesse.

Insieme, sono certo, riprenderemo a tracciare il solco che indica la via per costruire l’affermazione della Nazione Sarda e della sua felicità in una dimensione federalista euro-mediterranea di pace e prosperità. Fortza Paris!

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